RifugioTrivena

Sci Estremo

Trivena settembre 2006
Sci estremo in casa
di Antolini Dario

Si sa che gli itinerari sci alpinistici nell'alta Val Breguzzo sono faticosi ma remunerativi. Faticosi perché ovviamente, data la morfologia delle nostre piccole valli incassate e profonde, comportano dislivello con relativo poco sviluppo. Remunerativi perché si affrontano pendenze ideali per il divertimento in discesa con neve prevalentemente buona. Da alcuni anni però, tra i frequentatori abituali del Rif. Trivena in inverno, si parla spesso di possibilità, condizioni e impressioni di alcune discese "estreme". La prima e tuttora "regina" di queste discese è la pala nord della cima Quadra. Sovrasta dai suoi 2450 mt. di quota il Rifugio verso sud. Impossibile non guardarla così slanciata e aguzza. Ventata,con un cornicione sommitale da far invidia a cime famose, talvolta coperta da neve ondulata, o solcata da scariche valanghive quando la neve non riesce a rimanere attaccata alle rocce affioranti causa la forte pendenza. A volte però è affascinante. Liscia e candida sembra parli per invitarti a disegnare sul suo manto bianco quelle tracce ondulate che tanto amano gli sci-alpinisti. Fino a non molti anni fa, noi modesti scialpinisti valligiani, non osavamo neanche pensare di sciarne la parte nord. Incuteva un certo timore anche per il considerevole salto di rocce in fondo alla pala. Un inverno di qualche anno fa, un mattino dal cielo sereno con una coltre di neve luccicante al sole di fine gennaio, mentre stavo assaporando simile bellezza sulla porta del rifugio in attesa di qualche cliente, arrivò un tizio il cui aspetto e attrezzatura non lasciava dubbi o per lo meno lasciava intuire una certa esperienza di attività sci-alpinistica. Scambiammo quattro chiacchiere mentre sorseggiava il suo caffè, circa qualche itinerario sci-alpinistico e possibilità di arrampicare su ghiaccio in valle. Tornò ancora e arrampicammo assieme una cascata lungo la val del Vescovo e al Pian di Redont. Fu in quell'occasione che guardando da Redont verso sud, la pala nord della Quadra attirò la sua attenzione. Se la vedono i miei amici, quella vogliono sicuramente scenderla. Mi chiese se qualcuno lo aveva gia fatto e io risposi meravigliato che si pensasse di poterla scendere. Ne parlò ai suoi amici che gliela "fregarono" la settimana successiva. Questo lo indispettì e così mi chiese di accompagnarlo per non rimanere da meno di quanto fatto dal loro gruppo soprannominato "gruppo ripidume". Con un po' di timore ma con più forte curiosità lo seguii e confesso che mi è piaciuto molto. Appena saputolo, gli amici di Bondo che frequentano il Rif. sfruttarono la prima condizione ottimale che si presentò, ponendo a loro volta le impronte su quel ripido pendio. Diventò una classica che ogni inverno si cercava di ripetere quando si verificavano le condizioni. Ma la Quadra è fatta di altri tre pendii e quello rivolto ad est ricordo che la prima volta che vi gettai lo sguardo dalla cima sembrava dicesse accigliato:?non vorrai scendere anche da qui?. Entrando in Val Breguzzo all?altezza dell?Albergo Limes, o dalla cima di Campantic o dall?abitato di Bondo,gettare lo sguardo alla Quadra che si presenta nella sua caratteristica forma con la cima piatta, appare in tutta lunghezza il versante est che si infila in Val Agosta. Lo abbiamo tenuto d?occhio a partire da febbraio individuandone il tracciato da seguire. Per non finire sopra le roccie sovrastanti Val Agosta, dopo circa un terzo di discesa è necessario traversare verso sud e prendere il ?tof lonc?. Con questi pensieri e scambio di pareri avevamo deciso di affrontare la discesa a condizione di portarci in cima esplorando il percorso prima in salita. Domenica 2 aprile, ultimo giorno di apertura invernale del Rif. Trivena. Il Meteotrentino prevede ancora un paio di giornate buone, a parte addensamenti nel pomeriggio di lunedì. Ora o mai più (per quest?anno). Alle 5.45 di lunedì 3 aprile, partiamo dal parcheggio della ?Presa ENEL?. A M.ga Acquaforte attraversiamo il ponticello che ci porta in Val Agosta e dopo pochi minuti spegnamo il frontalino. Inizialmente, fino alla ex casina della malga, nel bosco con neve a debole crosta. Poi, neve dura. Alla base del ?tof lonc?il piano inclinato si inclina di più. Giovanni (laureato ISEF,ottimo sciatore e buon arrampicatore, ha da qualche tempo intrapreso l?impegnativo iter per diventare Guida Alpina). E? davanti di qualche decina di metri assieme a Giacomo (lo cheff del Rifugio Trivena che, pur avendo iniziato a sciare dopo i vent?anni,ha raggiunto in pochi inverni una buona tecnica sci-alpinistica. Da quando lavora al Trivena è esplosa in lui la passione per le discese impegnative). Hanno già calzato i ramponi e quando con Dino (è lui il tizio che qualche anno fa contagiò prima il sottoscritto e poi gli altri, a misurarsi con le ?discese ardite?) li raggiungo, sono già pronti per iniziare, piccozza in mano, la salita esplorativa che ci porterà in cima. Aspettano con pazienza che siano pronti anche i due vecchietti (veramente il più vecchio sono io con le mie 55 primavere, perché Dino ha qualche anno in meno). Più saliamo e più la discesa mi sembra possibile. Ogni tanto Dino e Giacomo si alternano per scattare una foto. Mi chiedono un parere. Ve lo dirò in cima. Eccoci arrivati. Tira un vento gelido da nord. Ci si prepara per la discesa. Sono solo le 8,30 e decidiamo di aspettare ancora un momento che il sole ammorbidisca un po? la neve. Giacomo e Dino percorrono la cresta verso nord per osservarne la pala, Regina delle nostre avventure in casa. Salgono nebbie fitte dal basso togliendo la visibilità dell?intero percorso di discesa. Il cielo è ancora sereno ma da est inizia a coprirsi. Le nebbie in basso si accavallano in un gioco chiaro scuro. Decidiamo di scendere, anche perché siamo tutti pronti e lì fa freddo. Il primo tratto ha una pendenza di 50°, poi dopo i primi 50 mt. si addolcisce a 45. Parto io e prudentemente nei primi metri appena entrato nell?ampio canalone,?assaggio? la consistenza della neve. Ottima. Continuo la mia discesa fatta di curve strette mentre vedo che sono partiti anche Giacomo e Giovanni. Sono quasi al livello in cui si deve attraversare a dx, l?inclinazione del pendio è leggermente calata ma la neve non è più così divertente. Probabilmente per Giacomo lo è ancora perché mi supera e mentre, ormai sotto di me continua la sua altalena ora a destra ora a sinistra, lancia ritmici gridolini di gioia. Ci fermiamo prima di iniziare il traverso. Arriva anche Dino che appella il Giacomo con ?te sei en mostro?. Il traverso è delicato perché c?è solo una sottile striscia di neve che sotto il peso degli sci si muove scoprendo il terreno erboso e gelato. Siamo alla testata del?tof lonc? e qui la neve è più faticosa. Intanto anche le nebbie si sono dissolte. Ancora alti tagliamo verso la testata della val Agosta per cercare neve migliore che ci consenta una sciata rilassante. Prima di giungere alla quota della ex Mga. Ci raduniamo per la foto con lo sfondo est della Quadra. Una bella faticaccia per pochi minuti di discesa, ma la soddisfazione è grande negli occhi di tutti, mentre inevitabilmente si fanno altri programmi.
© 2009 sangio. Design by sangio

Caricamento in corso
ATTENDERE PREGO